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Pubblicata il 01 Luglio 2015

Pane di San Giuseppe

Luogo

Salemi, Trapani - 19 marzo

 

Descrizione

Cuore antico della festa sono le tradizionali cene di San Giuseppe. Nate come ex voto verso il Santo, vengono offerte a tre bambini poveri, in rappresentanza della  Sacra Famiglia. Ancora oggi questo rito rivive a Salemi, tra folclore e devozione, con un ricco banchetto che conta a volte più di cento piatti della tradizione contadina. Al santo sono dedicati anche gli altari, realizzati dalle associazioni cittadine e decorati con splendidi pani, modellati con maestria per rievocare simboli religiosi e pagani, che costituiscono, di per se’, delle piccole opere d’arte. Scrigni di tradizioni le cui origini si perdono nel tempo, gli altari sono ricoperti da lini ricamati ed adornati, oltre che dai pani devozionali, anche con calici, frutti o rami di mirto, dai semplici significati simbolici.

 

Storia / Tradizioni / Curiosità

La tradizione continua a perpetuare con forme, simboli e riti ancora vivi nella quotidianità popolare.  A cominciare da quelli, tanto piccoli da non superare spesso i 2 o 3 centimetri, chiamati “ Cuddureddi “ di San Biagio, protettore della gola ma anche grande taumaturgo cui si rivolsero gli abitanti del luogo quando, stando al Musanzio, nel 1542 l’agro salemitano  stava per essere distrutto da un biblico sciame di cavallette.(Panuzzi S.Biagio)

Altri pani sacri sono i “cucciddàti”, confezionati nel giorno dedicato al Patriarca San Francesco di Paola, i “cuddùri”, preparati per S. Antonio Abate e per Santa Elisabetta regina d’Ungheria e, per finire, i “manuzzi di li morti”, confezionati per farne dono ai poveri in occasione della commemorazione dei defunti.

E’ in questa chiave di lettura che va inquadrata, senza per questo negare possibili implicazioni  con antiche ritualità pagane connesse ai vari riti sulla fertilità, una delle più conosciuta tradizione legata alla religiosità popolare di Salemi: le “Cene” di San Giuseppe.

In esse vengono esaltati i valori fondamentali su cui si basava la vita della nostra gente: il lavoro e la famiglia, con la  sublimazione del pane quale compenso finale per un lungo anno di dure fatiche e la celebrazione di S. Giuseppe come simbolo del lavoro umile e silenzioso affrontato con eroica costanza per amore dei figli.

Col passare del tempo questa usanza è andata radicandosi fino a diventare, soprattutto nell’ambito del ceto agricolo ed artigianale, una vera e propria tradizione. Il voto della “cena” esce dal privato per coinvolgere, in forma attiva o passiva, tutto il vicinato: quasi che la promessa fatta da un singolo o da una sola famiglia vada a trasformarsi nel voto di tutto il parentado, di un intero quartiere. Ed ecco che parenti ed amici, desiderosi di condividere la Grazia Divina  con il titolare del voto, offrono varie forme di collaborazione: le donne, in genere, dando fondo a tutta la loro perizia nell’arte culinaria mentre gli uomini, più a loro agio nei lavori più faticosi, prodigandosi per rendere più degno l’ambiente in cui i tre “santi” siederanno a tavola. 

Elementi di legno assemblati in maniera da imitare la struttura architettonica di una chiesetta, con infinita perizia e pazienza vengono rivestiti con foglie di alloro e di mortella. Poi, su questa impalcatura che spesso richiama elementi stilistici tra il rinascimentale ed il barocco, una fuga, un tripudio, un trionfo di piccoli pani modellati, scolpiti , cesellati in modo da riprodurre e raffigurare tutta l’abbondanza del creato, tutti i frutti della terra simbolicamente offerti a Dio.

Col passare del tempo la tecnica di lavorazione dei pani è andata sempre più affinandosi, con risultati che ormai raggiungono livelli artistici talvolta quasi miracolosi: specialmente ove si consideri la povertà della materia prima costituita esclusivamente da farina di grano duro, acqua ed un pizzico di sale, spesso con l’unica aggiunta, a scopo puramente ornamentale, di una pennellata di albume che conferisce alle forme un prezioso velo traslucido.

Ma mentre nella confezione dei piccoli pani la fantasia popolare in tempi più recenti  è andata arricchendosi  di nuove forme bellissime ma talvolta persino avulse dal contesto, assolutamente legate alle origini rimangono le antiche simbologie fondamentali e le ormai codificate procedure rituali dell’antica cerimonia.

Dopo il banchetto, per tutto il pomeriggio, poeti estemporanei, ormai sempre più rari e ricercati, recitano con enfasi lunghi componimenti poetici dialettali  inneggianti a S.Giuseppe, la Madonna e Gesù Bambino. Queste lunghe strofe, secondo alcuni studiosi paragonabili alla Lauda medioevale, sono tramandate oralmente da padre in figlio e vengono comunemente conosciute come “Parti di S.Giuseppi”.

 

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Credito foto: https://www.flickr.com/photos/sicilianmama/116302416/


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Ultimo Aggiornamento il: 01 Luglio 2015